Baluardo

Baluardo

Sabato, 24 Novembre 2018 12:59

Ritorno al Cormanthor

Ritorno al Cormanthor
come riportato da Baluardo


Luogo imprecisato - Multiverso
Tempo imprecisato

Mentre le immagini del salone dell'elfo scuro svanivano insieme ai loro compagni di viaggio, Magus e Altur cominciarono a sentirsi più sollevati, come se un grosso peso fosse stato tolto dalle loro menti e dai loro spiriti. Erebus non sentiva invece alcun cambiamento, rimaneva in lui la sensazione incombente di malvagità, una sorta di malessere interiore che lo attanagliava sin dal suo scontro con il demone, qualche giorno prima, o qualche ora, o forse solo in sogno. Si ritrovarono sulla spiaggia dove erano arrivati la prima volta, la sabbia scura era lambita dal solito mare inumano, l'aria era pregna di incombenti attese, pesante, torva, l'atmosfera inquietante ed assolutamente aliena alle loro esperienze. Erebus non era con loro.
Il paladino si ritrovò all'improvviso su un altro lido e lo riconobbe, era quello in cui era approdato con la barca nel sogno del demone di poco prima, o di anni prima, non poteva dirlo con certezza in questo momento. Di fronte a lui sagome indefinite di torri o città o montagne in lontananza, sfuggenti eppure terribili nella loro evanescente realtà. Nel più totale silenzio vide una sagoma avvicinarsi a lui e sentì il rumore di una barca che arrivava da oltremare. Erebus si preparò allo scontro, era molto stanco ed avvilito, ma la sua mente era ferma: non si sarebbero più serviti di lui... Nessuno.
Nelle nebbie che lo circondavano riuscì a riconoscere la figura amica di Ney. Non c'era dubbio, era la mezzelfa, ma quello non era il posto dove si aspettava di trovarla.
La chiamò con voce sicura:
<Ney!>
<Ney, sei tu ?>
Nessuna risposta, la figura si avvicinava... Se non era la mezzelfa ne era la copia esatta, a quanto poteva vedere, ormai chiaramente.
Quando fu a qualche passo da lui, Erebus fece per alzare le mani per fermarla, ma in un attimo la figura, per suo sommo stupore, gli passò attraverso, senza vederlo, udirlo o curarsi di ciò che la circondava.
Alle sue spalle la barca era approdata, silente, quasi funerea, con la solita scorta di incappucciati. La figura di Ney salì a bordo dell'imbarcazione, che lentamente scivolò via sulle acque nere.
Il giovane paladino rimase di nuovo stupefatto, come sempre più spesso recentemente gli accadeva. E di nuovo, come se qualche proposito volesse scompigliare continuamente le sue percezioni, il paesaggio circostante cominciò a svanire.
Altur e Magus lo trovarono poco più avanti, in riva al mare, che scrutava nelle tenebre di fronte a lui. Vedendoli arrivare gli gettò una voce per sincerarsi che non fosse ancora una volta una visione. Essi risposero alla chiamata e si ricongiunsero con lui in quello strano luogo.
Si sentivano tristi e fuori posto, in particolare Erebus non riusciva a tirare il bandolo della matassa in tutti gli eventi che lo avevano coinvolto.
<Avete visto approdare una barca ? > Chiese ai compagni.
I due lo guardavano senza rispondere.
<Una barca con Ney a bordo, dovete averla vista...> Erebus afferrò il prete al braccio, strattonandolo...
<Erebus> rispose Altur abbassando lo sguardo <ho paura che Ney sia... Certo, manca anche a me, ma non per questo dobbiamo...>
<No, tu non capisci, era lei, l'ho vista...>
<Erebus, sei stato tutto il tempo qui, ti abbiamo visto da lontano, non c'è nessuna barca, non c'è nessuna Ney... Ti prego... Smettila.>
Il paladino lo guardò dritto negli occhi, dubitando, poi lasciò il suo braccio con uno scatto.
<Pensa quello che vuoi allora.>
<E' questo posto, amico mio, questo posto maledetto che dilania le nostre certezze ed alimenta i nostri dubbi, non lo senti ?>
<Certo che lo sento, non sono uno sciocco.>
Erebus voleva solo che il suo malessere andasse via, voleva sentire il tocco del buon Torm nei suoi pensieri, nelle sue preghiere, come da qualche tempo non accadeva, voleva sentire qualcosa di buono intorno a sé.
E, come in risposta al suo desiderio interiore, sentì un onda di pace pervaderlo, così improvvisa da scuoterlo. Altur e Magus sentirono la stessa cosa e le tenebre cominciarono lentamente a dissolversi, poco lontano da loro, più avanti sulla spiaggia. Avanzarono e la sensazione di serenità si fece più forte, una luminosità azzurrina stava combattendo l'ombra incombente, che, in una piccola sfera, cedette al suo splendore, puro, incontaminato. All'interno della sfera di luce i tre compagni videro una donna, bellissima, con i capelli scuri raccolti in una lunga treccia ed un'ampia veste scintillante di stelle. Inginocchiato di fronte a lei, un uomo di mezza età, con una corazza di cuoio ed una spada al fianco.
In un attimo Erebus lo riconobbe: era il Bardo che li aveva più volte contattati o aiutati, quello che Cadmo aveva soprannominato "Il Bardarossa". Guardando la scena i tre compagni videro la luce che aumentava di intensità, mentre le tenebre cercavano di ricacciarla indietro. Si coprirono gli occhi e furono investiti da un bagliore accecante.

Foresta del Cormanthor - Valnebbiosa
Seconda decina del mese di Altosole
nell'Anno del Vessillo - 1368 Calendario delle Valli

Le stranezze sembravano non finire mai, quando era coinvolta quella strana terra che chiamavano Ethernia. Ora la spiaggia aveva di nuovo ceduto il passo alla foresta dove le nebbie li avevano inghiottiti. La radura si ricompose di fronte ai loro occhi, Gli alberi, i rovi, il sole del mattino, finalmente, il soffio del vento sui loro volti, la vita che scorreva nel bosco, quasi palpabile, di fronte ai giorni trascorsi nello squallore della terra nera.
Sembrava che i loro sensi si fossero risvegliati da un lungo torpore e che per la prima volta vedessero realmente la bellezza della natura, che ne assaporassero gli odori e la viva freschezza. Respirarono a fondo per scuotere i residui dei cupi pensieri rimasti in loro e, dopo un attimo di smarrimento, i ricordi tornarono come una valanga. Gli unicorni, le ali, la corsa senza fiato... Ney...
Si riscossero per vedere che di fronte a loro, poco lontano, la mezzelfa non era più dove l'avevano lasciata. Un'altra figura era infatti chinata a terra vicino all'albero. Si avvicinarono per vedere e riconobbero, almeno due di loro, Shella Fogliadargento, la custode del boschetto sacro vicino a Myth Drannor, che li aveva guidati nella foresta qualche tempo prima. Era curva su un animale, una volpe per l'esattezza, immobile ai piedi dell'albero dove giaceva Ney. L'unicorno era lì accanto e più in là notarono per la prima volta un'orrida carcassa, disgustosa. La druida alzò lo sguardo verso di loro.
<Non vi ho sentito arrivare, da dove siete comparsi ?>
<Sarebbe una storia troppo lunga ora, ma avevamo lasciato qui una nostra compagna, l'hai forse vista ?> Chiese Altur.
Erebus, con una piccola riverenza salutò la donna.
<Una mezzelfa, con i capelli chiari, era qui qualche... hm... qualche tempo fa.> Disse.
Magus si avvicinò alla carcassa per esaminarla.
La donna si soffermò sui loro volti.
<Ciò che mi dite non è strano, anzi, spiega alcune cose che non mi quadravano. >Rispose. <Questo animale emana un'aura magica. La vostra amica è forse una seguace delle divinità della natura ?>
<Sì, lei è... era... una fedele della Signora Dei Boschi.>La tristezza si impadronì nuovamente di Altur al ricordare gli eventi accaduti.
<E lo sarà ancora, spero.> Rise la donna. <La tua amica è viva.>
Guardarono con stupore la volpe ai loro piedi cambiare forma e tramutarsi nella familiare figura di Ney. Altur si chinò immediatamente toccandole il viso, era caldo, il suo respiro profondo non lasciava dubbi. Era vero, Ney era viva. Altur si rialzò verso Erebus con un groppo alla gola e gli occhi lucidi.
<Amico mio, mi dispiace.> Disse con la voce rotta, cercando di controllare l'emozione che saliva come una onda di marea. <Mi dispiace per quello che ti ho detto... Io... il dolore... e tutto quell'assurdo viaggio... Mi dispiace...>
<Non preoccuparti Altur, so bene che le ferite sono difficili da rimarginare, nessun rancore, oggi gli dèi ci hanno fatto un grande dono.> Disse il paladino poggiando entrambe le mani sulle spalle del compagno. Altur chinò la testa cacciando indietro le lacrime. Pose anche le sue mani sulle spalle del paladino e lo guardò sorridendo.
< Nessun rancore, grazie.>

Sabato, 24 Novembre 2018 12:57

Notte nel Cormanthor

Notte nel Cormanthor
come riportata da Baluardo


Foresta del Cormanthor - Valnebbiosa
Seconda decina del mese di Altosole
Nell'anno del vessillo - 1368 Calendario delle Valli

La foresta era silenziosa, Magus stava svolgendo il suo turno di guardia e gli altri tre compagni dormivano sull'erba. La notte era serena anche se Selune in quei giorni non graziava Faerun con la sua luce.
Ney si agitava nel sonno...
Ali che sbattono nel cielo oscurando le stelle, rumori, rami spezzati, una corsa senza fiato... poi, nel buio, artigli che lacerano...
«Noooooo!»
Si svegliò d'improvviso con la bocca completamente riarsa, non aveva emesso alcun suono... Deglutì, guardandosi intorno spaesata, una lieve brezza le accarezzava il viso.
Si alzò da terra dirigendosi verso Magus.
«Brutti sogni?»
«Sì - rispose Ney - bestie e tanta malvagità.»
«Anche a me sembra che qualcosa non sia al posto giusto nella foresta, ma finora è stata solo una sensazione.»
«Va' pure a dormire, io non ho più sonno ormai.»
Magus si alzò e raggiunse il suo posto per la notte.
«Sta' in guardia Ney, il vecchio Cormanthor non dorme tranquillo stanotte... »Disse l'elfo sdraiandosi a terra.
Lei fece un cenno con il capo e si mise a scrutare nelle tenebre... Niente rumori... Prese le sue armi e cominciò a camminare intorno all'accampamento... Niente ali che sbattono, niente artigli... Niente di niente. Si appoggiò al tronco di un albero accarezzando la corteccia con il palmo della mano e, respirando a fondo, cercò di scrollarsi di dosso le paure dell'incubo.
Per tutto il turno di guardia Ney rimase in ascolto... Neanche un animale, non un suono... Il silenzio era assordante e premeva contro le sue tempie con forza crescente...
Tum tum... tum tum...
Di nuovo quella crescente agitazione. Non era normale nella foresta e tanto meno in questa foresta, la più antica, i boschi dove giocava da bambina e dove gli ultimi elfi erano ancora in guardia contro il male... Anche Magus si agitava nel sonno.
Cercò di pensare ai satiri ed ai folletti che danzavano attorno ad un cerchio di funghi, laggiù, lontano, nei suoi ricordi. Ma quell'imponente silenzio la atterriva, neanche il mormorio delle foglie era più percettibile.
Cosa poi potesse essere successo lo sapeva solo la Dea e..
No. Poteva saperlo anche lei.
Nella sua mente semplice si fece strada quella preghiera che le avevano insegnato per "sentire" la foresta.
Sì. Doveva farlo. Presto.
Poco prima dell'alba andò a svegliare Erebus per il suo turno di guardia.
«Che cosa succede?»
«Niente, corazza scintillante, vado nel bosco. Tocca a te ora.»
«Oh, sì, la guardia, certo. »
Il paladino cominciò ad alzarsi.
«Ci sono novità?»
«No.. Brutti sogni e silenzio.. Tanto silenzio. » Rispose Ney toccandogli il braccio.
Erebus, si voltò preparando il suo equipaggiamento.
«Beh, meglio il silenzio che...»
Il giovane corse con il pensiero a quel tocco di poco prima, inusuale, così freddo e quasi frenetico. Si girò di scatto ma Ney era già andata, leggera e silenziosa come tutte le altre volte che l'aveva vista nel bosco, scosse la testa e prese il suo posto di guardia.
Non passarono che pochi minuti quando la sensazione di vuoto si fece sentire anche sul paladino, tutto sembrava come in attesa, la quiete era totale. Erebus si concentrò mormorando una parola di preghiera verso Torm il giusto e una sensazione d'urgenza s'impadronì gradatamente di lui.
Qualcosa stava cambiando, un male profondo, bestiale, senza alcuna umanità.
Il profondo silenzio fu rotto da uno sbattere d'ali in lontananza. Poi, all'improvviso, come una fragorosa cascata, un rumore di cavalli, un galoppo frenetico che proveniva dal folto della foresta nella direzione del loro accampamento ed il rumore d'ali che si avvicinava, minaccioso ed incombente su tutto.
«All'armi, compagni. Sveglia presto! »Erebus si precipitò dagli altri.
Altur era già sveglio, così come Magus. Si alzarono da terra affannandosi con le armi e l'equipaggiamento.
«Che succede? Che cosa sono ? » Chiesero all'unisono i due.
Il galoppo si avvicinava rapidamente, i tre compagni si misero a spalla a spalla con le armi in pugno, in attesa della minaccia. Altur mormorò una rapida preghiera al suo signore che si perse nel rumore circostante.
I tre strinsero le armi, urlando per darsi coraggio di fronte al pericolo...
Erebus scattò di fronte a sé per gettarsi davanti al primo assalitore che gli si parasse davanti.
Caricò il colpo, sferrandolo nel buio che lo circondava.
Poi gli furono addosso, il rumore del galoppo riempì i loro sensi, impedendogli di comunicare.
Uscivano a frotte dagli alberi correndo all'impazzata verso i tre compagni. Magus per primo abbassò il bastone, poi gli altri due, a seguire, rimasero impotenti alla vista di ciò che stava accadendo.
Erano unicorni, un gruppo di unicorni gli passava accanto, da tutte le parti, bianchi e quasi splendenti anche in assenza di luce, correvano fieri non curandosi della loro presenza. Magus non ricordava nella propria lunga vita di aver assistito ad uno spettacolo del genere. I due uomini erano stupefatti. Passò tra di loro un intero branco, decine di unicorni, che si allontanarono poi nelle tenebre, verso il folto della foresta.
Quando il rumore si fece lontano, i tre si voltarono senza parole ed in quel momento sentirono distintamente, dalla direzione di provenienza del branco, una voce femminile urlare. Un urlo acuto, lancinante, che infranse immediatamente lo stupore rimasto nell'aria per la cavalcata degli unicorni.
«Ney ! »disse Erebus
I tre corsero subito verso la voce appena udita.
«Ney!»
Gridavano a gran voce.
«Ney!»
Nessuna risposta. Il silenzio era tornato, imponente, rotto solo dalla pesante corsa degli uomini e dai leggeri passi dell'elfo, alle loro spalle. Sotto i loro piedi i rami scricchiolavano in protesta.
Correvano al buio, senza fiato, tra i rovi del ricco sottobosco, chiamando continuamente la loro compagna. Un brivido di freddo li pervase, insieme a quella sensazione di urgenza che Erebus aveva sentito durante il suo turno di guardia e che Magus avvertiva dalla sera precedente.
Uscirono in una radura, Altur si fermò d'improvviso.
«Dannazione, no! »Imprecò gettando a terra la mazza e ricominciando a correre.
«Altur aspetta, potrebbero esserci nemici in giro! » Gli gridò dietro Erebus che lo seguiva dappresso. Si concentrò di nuovo, ma il dolore alle tempie stavolta era assente. Andò subito dietro al prete.
Nella radura, ai piedi di un albero giaceva Ney, immobile. Le sue spade erano accanto a lei.
Cominciava ad albeggiare ed il sole rosso faceva filtrare i suoi raggi, bassi sulle cime degli alberi. Un'umida foschia penetrava veloce e silenziosa dalla foresta verso la radura. Poco distante dalla mezzelfa un unicorno era in terra, immobile anch'esso.
I tre compagni si avvicinarono a Ney. Teneva una mano sul petto e respirava a fatica, come se fosse oppressa da un forte dolore. La foschia s'infittiva, invadendo rapidamente la radura da ogni parte. Il freddo si fece intenso, un freddo innaturale per una limpida mattina di Altosole.
Altur prese la mano di Ney, era glaciale. Il sacerdote inghiottì a fatica, colto da una strana sensazione di paura. Non aveva mai pensato che potesse perderla, dopo tutti i viaggi, le battaglie, le risate ed i canti, la presenza discreta della mezzelfa era familiare, come una sorella ancora un po' bambina. Cercò di raccogliere le idee per formulare una preghiera di guarigione, ma non vedeva ferite sul suo corpo.
Erebus e Magus erano lì accanto, anch'essi increduli.
«Sento tanto freddo, piuma azzurra. »La voce di Ney era fioca e debole.
La foschia era ormai una nebbia pesante che li stava avvolgendo formando delle gocce sui loro vestiti.
«Era il mio compagno.» Disse ancora la mezzelfa a fatica, la sua voce era un sussurro.
Altur stringeva la sua mano, lacrime generose scorrevano sul suo viso.
Mentre la nebbia li inghiottiva, sentirono, nel silenzio, un lontano tocco di campana.

Sabato, 24 Novembre 2018 12:56

Ambasceria

Ambasceria
come riportato da Baluardo


Foresta del Cormanthor - Valnebbiosa
Seconda decina del mese di Altosole
Nell'anno del vessillo - 1368 Calendario delle Valli

Emettendo un piccolo gemito, Ney aprì gli occhi. Istintivamente portò la mano sul petto, per verificare il dolore che le era rimasto impresso in mente. Ma quel malore era scomparso, ora si sentiva meglio, anche se aveva una strana sensazione che non riusciva a definire, come se avesse perso o avesse dimenticato qualcosa di importante. I suoi compagni la avvicinarono e Altur la abbracciò, dandole un bacio sulla fronte. La mezzelfa arrossì, abbassando la testa.
«Ti senti bene ? » le chiese Erebus
«Sì, sto bene, perché mi guardate tutti? Che cosa ho fatto ?»
«Non ti ricordi della battaglia... dell'unicorno ?»
«Ricordo un pipistrello grande, sbatteva le ali in cielo e ci ha attaccati...Poi lui... è caduto... ed io... io... sentivo tanto male qui.» Ney fece una smorfia di dolore portando ancora una volta la mano al petto.
«L'abbiamo visto, eri... tu sembravi... addormentata forse. Vicino all'albero. Ci hai fatto spaventare, ma ora sembri in piena forma.» disse ancora Altur, dandole una pacca sulla testa... In realtà era ben visibile a tutti che il suo sorriso era appena velato, come da una impercettibile ombra. In particolare Erebus sembrava notare questa stonatura, come la stessa sensazione che colpiva anche lui da qualche tempo.
La voce di Magus, poco distante richiamò la loro attenzione: «Venite a vedere quaggiù!» vociò « Cosa sarebbe questo secondo voi ?»
Si avvicinarono alla disgustosa carcassa di quello che sembrava un enorme volatile, simile ad un pipistrello, ma assai più grande, ricoperto da un folto pelo scuro, con delle zanne molto pronunciate... Intorno alla bocca il pelo assumeva il colore rosso del sangue vivo. A qualche ulteriore passo di distanza giaceva sull'erba uno splendido unicorno bianco, il suo vello splendente era squarciato in più punti da profondi segni di artigli. Ney al vedere la scena, si sentì mancare le forze e si appoggiò pesantemente al fusto di un albero, il suo viso di nuovo pallido. Erebus la prese per sostenerla, facendo agli altri un cenno con la testa ed allontanandosi poi con lei da quel luogo.
«Ecco un bell'enigma da risolvere» disse Magus passeggiando sù e giù per la radura. «Credo proprio che Ney stanotte si sia diretta come di consueto nel bosco per passeggiare, qui ha incontrato gli unicorni che per qualche motivo erano riuniti in branco. Poi è giunto questo pipistrello che ha attaccato il gruppo. Tutti sono fuggiti, tranne la nostra mezzelfa e quest'altro unicorno... Il suo compagno come ha detto. Nella battaglia quest'ultimo ha avuto la peggio, ma anche il pipistrello è morto, forse ucciso da Ney. Ciò però non spiega perché la nostra compagna, senza aver riportato ferite, sia stata così colpita dai fatti. Che ne dite ?»
«La ricostruzione mi sembra corretta, ma anch'io non capisco.» Intervenì Altur.
«I seguaci della natura hanno legami che vanno oltre la normale comprensione. » Disse Shella. «In particolare ognuno di noi ha un suo corrispettivo nel mondo animale, secondo le credenze druidiche, una sorta di spirito affine, un compagno appunto. Forse la vostra Ney l'aveva trovato. Comunque credo che sia meglio portarla via da qui. Questa perdita, unitamente allo sviluppo in lei di nuovi poteri, l'hanno profondamente provata. E' ancora una fanciulla, giovane, entusiasta» sospirò « non si merita questa sofferenza. Tanto più che la Grande Bestia è ora in piena attività... Non sarei sorpresa se questo abominio fosse opera del suo orrido culto.»
L'aria ora si era fatta dolce e tiepida. La foresta era così bella, piena di profumi e la vita sembrava di nuovo palpitare tutto intorno, a dispetto del silenzio e dell'atmosfera inquietante che avevano sentito quella notte, che sembrava essere appena trascorsa, nonostante fossero ancora vivi i ricordi di più giorni passati nella terra nera. La druida guardava con disgusto la bestia , poi si avvicinò al'unicorno, accarezzandogli il manto e cantando sottovoce una nenia molto triste.
Si voltò ancora verso di loro « Andate ora, penso io a sistemare le cose qui. »
Altur si voltò guardando Erebus e Ney che aspettavano, poco lontano. Salutò la donna con un inchino.
« Che il Semprevigile vegli sempre su di te, amica dei boschi. »
« E' un piacere vedere che qualche umano veglia sul Cormanthor, insieme alla mia gente. Da troppo tempo sono lontano da queste terre ed ora i miei passi mi portano altrove. Sa ëalyë sinomë nà màra ! » Disse Magus con una riverenza.
«Merin sa haryalyë alassë. Namarië !» rispose la druida. E si chinò di nuovo sull'unicorno.
Magus raggiunse gli altri sorridendo soddisfatto.
Ripresero rapidamente la strada, che distava poco meno di un miglio. La piatta campagna di Valnebbiosa si stendeva ormai di fronte a loro. Era una terra rigogliosa e fertile, coltivata e curata da generazioni di uomini e dagli elfi, molto prima di loro. La valle giace a forma di cuneo tra i Boschi Elfici, come se questi fossero stati tagliati in tempi remotissimi da una lama di coltello e da allora gli alberi non fossero più cresciuti, lasciando spazio ai terreni coltivabili. Protetta, all'interno dell'antico Cormanthor e percorsa dal fiume Ashaba e dalla Via del Mar della Luna, è stata sempre un luogo benedetto dal passaggio di tutti i popoli liberi. Tuttora, anche le ultime vestigia del potere latente degli Elfi, sono sufficienti a scoraggiare i più arditi predoni dal tentare scorrerie in questa terra, che custodisce la Pietra Eretta, simbolo di fratellanza tra le genti e nasconde la via per la famosa città di Myth Drannor, gemma, nel passato, di arte, ricchezza e potenza.
Nonostante questi deterrenti, tuttavia, i nostri componenti della Compagnia delle Molte Razze avevano appena sperimentato, sulla propria pelle, che anche da queste parti era vigorosa la recrudescenza delle lotte con il culto di Malar, attivo nella sistematica distruzione della fauna e nel disturbo della quiete dei boschi.
Procedevano in fila indiana, Magus, poi Ney ed Altur ed infine Erebus. L'elfo conosceva alla perfezione queste vie e li stava conducendo al Guado dell'Ashaba, la città più importante della Valle, quella in cui risiedeva il Concilio, da cui avrebbero avuto udienza per la loro missione di ambasceria.
Passando attraverso i campi e guardando le fattorie, si resero conto che la loro petizione non avrebbe avuto una accoglienza facile. I contadini si guardavano intorno con sospetto ed alcuni di loro si stavano già riunendo con gli arnesi in mano per fermarli lungo la strada.
«Non sapete che la strada è chiusa ? Non arriverete da nessuna parte passando di qua.» Disse un grosso valligiano che impugnava una lancia di legno.
«Veniamo da lontano per una missione presso il vostro Concilio. Sappiamo del bando e non abbiamo cattive intenzioni, non ci ostacolate messere, di grazia.» Ripose Erebus dal fondo della fila. Il valligiano si fece da parte e gli altri contadini lasciarono passare lo strano gruppo. Un cavaliere con lo stemma del Cormyr, un prete di Helm, una mezzelfa ed un elfo, non erano certo un gruppo da cui aspettarsi problemi... O da tentare di fermare con la forza, oltretutto.
Poco fuori dalla città, incontrarono una pattuglia di Cavalieri di Valnebbiosa, con le loro piume al vento, che li questionarono allo stesso modo e pensarono poi bene di volerli accompagnare fino alla casa dell'Alto Consigliere. Così, allo sguardo degli abitanti si presentò la scena un po' comica di quattro viaggiatori appiedati, armati di tutto punto e scortati dai Cavalieri in fila per due ai lati.
«Certamente devono essere delle persone importanti» pensarono i più con un mezzo sorriso.
La città, subito oltre il fiume, era raggiungibile dalla strada attraverso un guado sassoso, senza alcun ponte. Il fiume scorreva tranquillo tra le rocce e, lontano dai periodi delle piene autunnali, mormorava i suoi eterni motivi. La comunità era abbastanza grande, forse più di un migliaio di persone, alla stima approssimata dei militari. La Via del Mar della Luna si tuffava tra gli edifici, divenendo per un breve tratto lastricata, per poi ricomparire ampia e sterrata dall'altro lato e continuare lassù, a nord, nella foresta. Il gruppo camminava con tranquillità per la strada, oggetto di curiosità dagli empori e dalle taverne, pressoché deserti, da quando la Via era stata chiusa. Anche i bambini che giocavano per la strada si fermarono a guardare la sfilata gettando qualche grido di saluto, per poi scappare a nascondersi se un Cavaliere si volgeva verso di loro. Giunsero così, quasi alla fine del paese, ad una grande casa a due piani, immersa nel verde, di fronte ad un laghetto e circondata da campi di alberi da frutto. Qui altri Cavalieri facevano la guardia e, al loro approssimarsi, la scorta salutando, si voltò, tornando sulla strada principale.
Vennero introdotti in un grande salone, semplice e disadorno, senza troni, ne scranni, solo un grosso tavolo di legno circondato da massicce sedie. Sei persone erano nella stanza, affaccendate di fronte a mappe o fogli di carta, o immersi in discussione tra di loro.
«Eccellenze, è arrivata l'ambasceria del Cormyr.» Disse la guardia che era con loro. Dal tavolo, si alzò un uomo, di mezza età, massiccio, bruno e con uno stomaco prominente. Era riccamente vestito, con un lungo pugnale al fianco.
«Vi aspettavamo, abbiamo avuto notizia del vostro arrivo un paio di giorni fa. Io sono Haresk Malorn, consigliere di Valnebbiosa. Spero che il vostro viaggio sia stato tranquillo.» disse loro, avvicinandosi.
«Il mio nome è Erebus e questi sono Altur, Magus e Ney. Il Governo del Cormyr ci ha incaricato di porgervi i suoi rispetti.»Disse il paladino, inchinandosi. Anche gli altri compagni fecero una riverenza all'uomo.
«Il nostro viaggio è stato tranquillo... Tranne qualche problema ai bordi della foresta.» Disse Erebus. «Credo per gli stessi problemi che hanno portato alla chiusura della strada.»
«Mi dispiace sentirlo, ma abbiamo continue notizie di attacchi da parte di belve feroci, entro i nostri confini... e... sì... è per quello che è stata presa l'eccezionale misura di chiudere la Via del Mar della Luna, per la prima volta dopo la fondazione della Pietra Eretta. Come vanno le cose nel Cormyr e che cosa può desiderare da noi la corte del Re?» Continuò il consigliere.
«Nel nostro paese, le cose procedono normalmente, con la grazia degli dèi e del nostro sovrano. Tuttavia la chiusura della strada ha creato difficoltà ai commerci e siamo stati inviati qui per chiedere una sospensione del bando, o un lasciapassare per le carovane del Cormyr, in memoria dell'antica amicizia che lega le nostre terre.» rispose Erebus.
A quella richiesta, gli altri uomini della sala alzarono la testa dal loro lavoro e scossero la testa, mormorando. Haresk alzò una mano con il palmo aperto.
«Per favore, amici, non perdiamo la correttezza necessaria, i nostri ospiti hanno viaggiato a lungo, da un paese lontano e non sono in possesso delle nostre stesse notizie.» Invitò i cormyreani a sedersi.
«Vi prego di scusare questa reazione, ma le cose da queste parti non vanno affatto bene. Come abbiamo già accennato, siamo preda di scorrerie, ai bordi della foresta. Prima del bando, le carovane venivano continuamente attaccate e poche sono riuscite ad attraversare la foresta, verso nord, da dove sembra emanare tutta la malvagità che ci colpisce. Gli stessi elfi hanno avute gravi perdite nel cercare di proteggere i mercanti, dietro nostra richiesta ed ora non siamo più in grado di garantire l'incolumità di nessuno, né possiamo chiedere ancora ai Silvani il loro aiuto, dopo le ultime vicende. I governi vicini ci biasimano per questo e siamo quindi giunti alla conclusione di chiudere la strada. Abbiamo stipulato il patto che sapete, alla presenza di rappresentanti di tutte le genti libere del Cormanthor e non possiamo tornare indietro, né elargire lasciapassare a nostro piacimento, essendo coinvolti molti altri interessi. Mi dispiace. Sappiamo che gli stessi elfi attaccano i temerari che osano sfidare il bando ed attraversano la foresta.» Concluse dando una occhiata di sbieco a Magus, che però sembrava completamente disinteressato.
«Ci rammarica sentire che siete in così gravi difficoltà, ma d'altra parte queste sono le notizie che arrivano da tutte le genti che vivono nel Cormanthor.&raquo Intervenì Altur. «Tuttavia è nostro dovere insistere nella nostra richiesta.»
«Ed è mio dovere, seppur con rammarico, doverla ancora rifiutare.»Riprese il consigliere. «Potete essere nostri ospiti, o commerciare con la nostra città e le terre circostanti, ma oltre la Pietra Eretta non è mia facoltà autorizzarvi l'accesso. Spero che comprendiate e che riportiate alla corte del Re le mie scuse ed i miei più vivi omaggi.»
«Grazie per il vostro tempo. L'aver ricevuto queste notizie non renderà inutile il nostro viaggio. Ci tratterremo solo qualche ora per mangiare e ripartiremo al più presto. Addio per ora.» Salutò Altur.
Anche Erebus salutò il consigliere: «Vi porgo nuovamente i miei rispetti e dovunque ci sia il male...»
«Noi lo sconfiggeremo.» Concluse quella che a detta di tutti doveva essere la voce di Ney, da fuori della finestra.
Si voltarono con stupore ed effettivamente era proprio la mezzelfa, affacciata all'interno, con una strana espressione solenne ed il piglio fiero.
«No ?» Aggiunse poi in evidente imbarazzo e si allontanò con un risolino.
I suoi compagni rimasero un attimo interdetti ed esauriti i convenevoli, uscirono dalla casa del consigliere. La missione era fallita, ma forse Ser De Cardis non si aspettava davvero di ottenere il lasciapassare. D'altra parte si era sempre mostrato informatissimo sui fatti che accadevano anche lontano dal Cormyr. Gli avrebbero riportato anche queste ultime notizie, insieme ad un diniego che non avrebbe poi causato così gravi problemi... In fondo la via Nord era sempre in funzione.
Discutendo tra di loro di queste faccende si accinsero a riposarsi quel poco che gli bastava per riprendere il viaggio di ritorno e, come vecchi compagni d'arme si infilarono nella prima taverna incontrata, per assaporare la rinomata cucina delle Valli.

Sabato, 24 Novembre 2018 12:44

La lista degli anni

L'elenco degli Anni


La maggior parte della popolazione di Faerun non si interessa di vecchi ed ammuffiti calendari, ma chiama gli anni con un nome. Tale nome non è scelto a caso ma determinato in base ad una precisa lista che risale ad Augathra il Pazzo, con qualche aggiunta del profeta Alaundo.  Nonostante i nomi siano stati dati in tempi remotissimi, accade molto di rado che in un particolare anno non accada un evento collegabile al suo nome.  Secondo tale usanza pertanto l'anno 1368 è chiamato "L'anno del Vessillo". Specifichiamo che questa lista di anni è calcolata in base alla numerazione del Calendario Delle Valli.

1213 La pace notturna
1214 La furia svegliata
1215 La luce stellare
1216 Le ali verdi
1217 La luna cadente
1218 I gatti nuotatori
1219 I racconti orgogliosi
1220 L'albero abbattuto
1221 Il fiore ghiacciato
1222 Il corno
1223 L'albero tremante
1224 Le stelle gonfiate
1225 Il verme alato
1226 Il caprone nero
1227 Il muro
1228 I vessilli sfilacciati
1229 La cornacchia nera
1230 La lunga veglia
1231 La stella luminosa
1232 Le mogli tristi
1233 I molti mostri
1234 Il flacone pieno
1235 L'orda nera
1236 Il suono del gong
1237 La grotta
1238 La candela solitaria
1239 La spada insanguinata
1240 Il sole splendente
1241 La donna perduta
1242 La rosa gialla
1243 il drago blu
1244 La fortezza provocatoria
1245 Il dolore
1246 L'acciaio bruciante
1247 Il basilisco purpureo
1248 La cocatrice
1249 Il cavaliere baldanzoso
1250 Il teschio spaccato
1251 I vènti erranti
1252 Il calice vuoto
1253 La morte che ammicca
1254 L'acciaio silenzioso
1255 La fiamma ruggente
1256 Il trono polveroso
1257 L'onda che uccide
1258 I fiori avvizziti
1259 Il pugno vigilante
1260 La lama spezzata
1261 i sogni splendenti
1262 Il vento nero
1263 Il Tressym
1264 L'altare spaccato
1265 I fiori
1266 La rana saltante
1267 Il carretto scricchiolante
1268 Le stelle del giorno
1269 Il fossato
1270 I denti
1271 Il muro crollato
1272 L'urlatore
1273 Il vagone
1274 La rana purpurea
1275 La lama
1276 La fortezza cadente
1277 Il beholder
1278 Le molte ossa
1279 Il drago irato
1280 La manticora
1281 L'anima fredda
1282 Le molte nebbie
1283 Le nuvole striscianti
1284 Le stelle morenti
1285 Il serpente nero
1286 La roccia
1287 La luna fumosa
1288 Il corno ruggente
1289 Il sospiro del serpente
1290 La sopraffazione
1291 Il falcone incappucciato
1292 Le onde erranti
1293 Il teschio parlante
1294 La luna profonda
1295 Le orme del serpente
1296 Il segugio nero
1297 Il teschio cantante
1298 L'osso appuntito
1299 L'artiglio
1300 La caduta delle stelle
1301 La trombetta
1302 L'elmo rotto
1303 Il sole serale
1304 il cervo
1305 L'artiglio strisciante
1306 Il tuono
1307 La mazza
1308 Le catacombe
1309 I venti del tramonto
1310 Le tempeste
1311 I pugni
1312 Il grifone
1313 La quercia distrutta
1314 Il cimombro
1315 Il sangue versato
1316 Il Gulagoar
1317 Il Verme errante
1318 Il treant stanco
1319 Il trono caduto
1320 Il freddo attento
1321 Le catene
1322 La morte in agguato
1323 Le tele di sogni
1324 Il grimorio
1325 Le grandi mietiture
1326 Il falco che colpisce
1327 La fiamma blu
1328 La vipera
1329 L'elmo perduto
1330 La luna in cammino
1331 Il salto del delfino
1332 La spada e le stelle
1333 Il falcone all'attacco
1334 Il brando splendente
1335 I venti di neve
1336 L'alto mantello
1337 La fanciulla errante
1338 Il pellegrino
1339 La luna che piange
1340 Il leone
1341 Il cancello
1342 Il Behir
1343 Lo stivale
1344 La caduta della luna
1345 La sella
1346 L'uccello sanguinario
1347 La lama lucente
1348 Lo sprone
1349 La briglia
1350 La stella del mattino
1351 La corona
1352 Il dragone
1353 L'arcata
1354 L'arco
1355 L'arpa
1356 Il Verme
1357 Il principe
1358 Le ombre
1359 Il serpente
1360 La torretta
1361 Le fanciulle
1362 L'elmo
1363 La viverna
1364 L'onda
1365 La spada
1366 Il bastone
1367 Lo scudo
1368 Il vessillo
1369 Il guanto
1370 Il boccale
1371 L'arpa scordata
1372 La magia selvaggia
1373 I draghi vagabondi
1374 Le tempeste di fulmini
1375 Gli elfi innalzati
1376 La lama piegata
1377 La persecuzione
1378 Il calderone
1379 La fortezza perduta
1380 La mano splendente
Sabato, 24 Novembre 2018 12:36

La Compagnia delle Molte Razze

La Compagnia Delle Molte Razze

 


 

La Compagnia fu fondata nel 1367 CV presso l'Alto Corno, Cormyr, dal Comandante Ser Thursk Dembarron e per grazia di Sua Maestà Re Azoun IV.
Lo scopo era di avere un gruppo di avventurieri inseriti nella gerarchia militare dei Dragoni Purpurei e quindi controllati dalla Corona.

I membri furono reclutati sia tra le truppe regolari che tra quelle irregolari, quindi la compagnia era talmente eterogenea che guadagnò il nomignolo che ancora porta.

Durante la sua breve storia, la Compagnia delle Molte Razze ha avuto l'incarico di investigare strani accadimenti nello stato di Cormyr e dintorni, esplorando quindi la Foresta di Hullack, Le Terre Pietrose, I Corni Tempestosi, La Palude di Tun, Le Montagne del Tramonto, Il Dardo di Pietra e Il Valico dell'Ombra, Tilverton e Vallombrosa.

Durante una di queste avventure, la Compagnia ha sofferto una sorta di ammutinamento e tre dei nove membri si sono separati per formare un nuovo gruppo. I tre sono stati banditi da Cormyr e si sono recati a risiedere nella città di Tramilar, Valnebbiosa.

Dopo questa battuta d'arresto, ciò che rimaneva della Compagnia fu diviso in due lance a cui fu affidato l'incarico di ritrovare la perduta Corona della Viverna.

 

MEMBRI DELLA COMPAGNIA

 

 Lancia d'Argento Lancia d'Oro "I Rinnegati"
Erebus Altur Magus
Cadmo Ney Geoff
Ultimo Thorkun Tug
Sabato, 24 Novembre 2018 12:35

Il calendario di Harptos

Il Calendario di Harptos


Sul continente di Faerun, dove sono ambientate la maggior parte delle vicende dei Reami, il calendario più diffuso è quello di Harptos che prende il nome da un saggio vissuto molti secoli addietro.
L'anno solare di Faerun è lungo come il nostro anno terrestre, 365 giorni e 6 ore. Il calendario di Harptos suddivide l'anno in dodici mesi di trenta giorni esatti ciascuno. Tra i vari mesi, inoltre, cadono cinque giorni speciali collegati al ciclo delle stagioni. Ogni quattro anni viene aggiunto un giorno al calendario per segnare l'anno bisestile di 366 giorni.
Ecco come appare il calendario di Harptos:

  Nome corrente Nome aulico
1 Profondinverno Hammer
Giorno speciale: Mezzinverno
2 Invernile Alturiak
3 Tramontile Ches
4 Temporile Tarsakh
Giorno speciale: Erbaverde
5 Disgelo Mirtul
6 Fiorile Kythorn
7 Fortefiamma Flamerule
Giorno speciale: Mezzestate
8 Altosole Eleasias
9 Passifoglia Eleint
Giorno speciale: Granraccolto
10 Cadifoglia Marpenoth
11 Marcifoglia Uktar
Giorno speciale: Festa della Luna
12 Nottale Nightal

Nell'anno bisestile, il giorno viene aggiunto subito dopo la festa di Mezzestate e viene chiamato "Altoscudo".
Il giorno di Altoscudo è molto importante perché è una occasione per i governanti di incontrare i cittadini, per i mercanti di tenere consigli o per le nazioni di rinnovare patti. In tale festività, si tengono tornei e giostre, mercati e dimostrazioni di magia in pressoché l'intero continente.
Nel calendario di Harptos i mesi sono divisi in 3 decine (=10 giorni)


Sabato, 24 Novembre 2018 12:34

Il calcolo degli anni

Il Calcolo degli Anni


Anche lasciando da parte gli altri continenti, Faerun è da sé un territorio molto vasto in cui si intrecciano e vivono molte diverse nazioni, civiltà o usanze. Il calcolo degli anni è pertanto diverso a seconda degli usi che le varie regioni geografiche hanno adottato per tradizione antichissima. Anche se la maggior parte delle persone chiama l'anno secondo il suo nome, dato in una lunga lista da Augathra il Pazzo, esistono diversi metodi calcolare gli anni:

Il Calendario delle Valli (CV)
E' il metodo di calcolo più usato nelle Terre Orientali di Faerun e anche quello con cui tutte le altre zone raffrontano i loro calcoli. Fa risalire l'inizio del computo al patto solenne fra gli uomini e gli elfi del Cormanthor, sancito con la costruzione della "Pietra eretta" che ancora oggi si trova nel territorio di Valnebbiosa. Lo troverete spesso come riferimento in queste pagine.

Il Calendario di Cormyr (CC)
E' usato nello stato di Cormyr ed in quelli strettamente confinanti. L'inizio del computo viene fatto risalire alla fondazione di Cormyr da parte della famiglia Obarskyr nel 26 CV. Esiste pertanto una differenza di 25 anni con il Calendario delle Valli. Anche questo calendario viene preso a riferimento in questo sito, per le questioni strettamente cormyreane.

Il Calendario del Nord (CN)
E' usato a Fundacque e nella Costa della Spada, risale al tempo in cui Ahghairon divenne il primo Signore della Città nel 1032 CV.

Il Calendario Presente (CP)
E' di recente introduzione e prende il via dal Periodo dei Disordini, in cui gli dèi hanno camminato fra i mortali, causando grande scompiglio. Correva l' Anno delle Ombre, 1358 secondo il Calendario delle Valli.

Il Calendario di Mulhorandia (CM)
E' il più antico sistema di calendario dei Reami, risale alla fondazione di Skuld, la Città delle Ombre ben 2134 anni prima dell'inizio del Calendario delle Valli. Si trova nei testi più antichi ed ovviamente è usato dalla nazione di Mulhorandia.


Sabato, 24 Novembre 2018 12:29

Alberi di Faerun

Gli alberi di Faerun

Il continente di Faerun è molto vasto e comprende una grande quantità di terreni e climi diversi, esistono comunque alberi che sono comuni alla maggior parte del territorio. Alcuni di essi li conoscete già, degli altri troverete la descrizione di Ney, così come siamo riusciti a trascriverla.

Abete Acacia Acero Betulla Biancospino Brentolo
Carpino Cimombro Cipresso Faggio Fandaro Felsulo
Fogliablu Frassino Gelso Hiexo Larice Leccio
Lasparo Legnofosco Magnolia Olmo Ontano Pino
Pioppo Platano Quercia Salice Scorzafulvo Sorbo
Sut Tasso Tiglio Traversone Vundolegno Zalanto

Cimombro
Sono i giganti della foresta, se il tempo è bello crescono un braccio all'anno fino all'altezza di trenta braccia. Il loro tronco diventa grande che dieci persone insieme riescono ad abbracciarlo. Le foglie sotto sono color rame e sopra verde scuro per tutte le stagioni, tranne in autunno quando diventano tutte rossicce. Hanno le punte come quelle delle querce e ce ne sono tante che fanno una grande ombra in tutto il bosco. Il legno brucia lento e fà poco fumo, gli uomini lo usano per fare le corde. (torna su)

Fandaro
E' un albero forte e resistente, cresce fino a venti braccia. Le foglie sono di tanti verdi, a tre punte e crescono in una chioma a forma di uovo sdraiato, con la punta verso dove tira il vento. Il legno è marrone e verde con lunghe linee nere. Viene usato per i gioielli e per i manici delle armi o per costruire le case. Infatti molti di questi alberi sono stati abbattuti e nei boschi ce ne sono pochi. (torna su)

Felsulo
Vive sulle rocce a cui si aggrappa con le radici e cresce contorto, non molto alto. Quando è piccolo è verde e morbido come erba, poi diventa diventa scuro e più resistente. In primavera fiorisce di colore giallo e porpora ed i petali sono usati per fare i profumi. Il legno non brucia bene e non si può usare per costruire. Le radici sono usate per scolpire. (torna su)

Fogliablu
La chioma è colorata di un luminoso blu che a volte fa anche paura.. Gli alberi sono delicati e crescono in grandi gruppi fino a dieci braccia di altezza. Il loro tronco rimane piccolo e flessibile, infatti anche sotto la neve pesante non si spezza. Le foglie sono come quelle dell'acero, a molte punte e sono usate insieme alla linfa per tingere i vestiti. Il legno, quando è usato per il fuoco fa danzare piccole lingue di fiamma blu. (torna su)

Hiexo
Cresce in piccoli gruppi dentro ai burroni o sui bordi delle colline rocciose. Il tronco è incurvato e la chioma a forma di uovo. Il legno verde tende a marcire presto, è scivoloso e morbido ed è usato per fare i segnali di fumo. Quando invecchia, si secca diversamente al suo interno e non è più fermo sulle radici così, spesso, il vento lo sradica. La corteccia dura a lungo senza rovinarsi e viene usata per fare i libri. (torna su)

Lasparo
E' simile al cedro, il tronco centrale è circondato da gruppi di rami su cui sono attaccati grappoli di aghi. Il legno è untuoso e quando è usato per il fuoco si spezza, fa rumore e schizza scintille dappertutto. Sotto la corteccia verde il legno è giallo oro molto bello e liscio. Viene usato per fare i mobili. Gli aghi se si rompono fanno un bel profumo e vengono usati nelle torce. (torna su)

Legnofosco
Sono alti fino a 20 braccia e vivono raggruppati in macchie scure e fitte. I loro tronchi sono lisci e bruni con piccoli rami a corona. Le ferite sul legno sembrano argento e l'albero è resistente e duro come il ferro. Viene usato per gli edifici, anche se molte asce si sono spezzate per abbatterne uno. Quando gettato nel fuoco non brucia, ma annerisce senza fare fiamma. (torna su)

Scorzafulvo
Non vive nelle foreste, ma nei terreni rocciosi si può incontrare in piccoli gruppi. Il suo legno è rosso e le foglie marroni che poi si seccano e cadono in inverno. Il legno non è molto resistente e viene usato per accendere il fuoco perché brucia bene.(torna su)

Scorzargento
Vivono nei terreni umidi, vicino a paludi o laghetti, in grande numero. Rimangono piccoli, non più alti di cinque braccia ed il tronco è sottile e bello. La corteccia è color argento e si sbriciola facilmente quando la tocchi. Il legno diventa presto secco, quando tagliato e quindi ha poco uso. Le foglie sono a forma di uovo, con molte punte ed i bordi a forma di sega, sono rosse con strisce porpora e non si seccano presto, quindi si possono usare per conservare la selvaggina. (torna su)

Sut
Vivono molto a sud e dalle nostre parti sono rari. Sono larghi e tozzi. I suoi rami crescono bassi sul terreno e girano intorno al tronco intrecciandosi come una specie di barriera. Le foglie sono a punta e morbide. Il legno invece è molto duro e bello da vedere. E' usato per fare gli scudi o i libri. (torna su)

Traversone
E' simile alla quercia. Grande e forte e molto alto, vive nel folto dei boschi dove gli uomini non lo possono trovare. Non brucia con il fuoco normale ed il suo legno viene usato dagli amici delle foreste per fare gli strumenti che suonano. E' un albero sacro e ne sono rimasti pochi, quindi vengono difesi da tutte le creature dei boschi. (torna su)

Vundolegno
Questi alberi sono bassi e disordinati, non hanno un tronco principale, ma ne hanno molti, che generano altri rami. Vivono nelle pianure aperte, fuori dalle foreste e non gli serve terreno fertile. I carovanieri li usano per il fuoco o per creare steccati. Il legno è rossiccio e le foglie verdi con i contorni bianchi che diventano gialli in inverno. (torna su)

Zalanto
E' un albero che cresce nei grandi territori a sud. Nel nord è difficile da trovare e lo chiamiamo legnonero perché la corteccia è scura. Le foglie sono bianche e crescono a piccoli grappoli intorno ai rami. il legno è molto forte e lavorabile, viene usato per i vagoni delle carovane. (torna su)

Venerdì, 23 Novembre 2018 22:36

Toril

Il mondo di Toril


"Stanchi del mondo intorno a voi ? Benvenuti nel mio mondo, dove governa la magia e volano i draghi. La bellezza è ovunque e tutti possono provare ad avere un trono.
Oh, certo, potete farlo anche nel vostro mondo - ma qui è molto più divertente."
Elminster di Vallombrosa



L'ambientazione Fantasy denominata Forgotten Realms® (Reami Dimenticati) fu creata dalla geniale mente di un libraio canadese, Ed Greenwood, che si dilettava, all'inizio degli anni 70 a scrivere racconti fantasy. Il sistema di gioco Advanced Dungeons & Dragons® si attagliava perfettamente alle sue esigenze e Toril nacque come ambientazione privata, usata nella campagna di gioco portata avanti da Ed con il suo gruppo di amici. Dopo qualche articolo da lui pubblicato sul mensile DRAGON®, la casa editrice del gioco, si convinse ad introdurre ufficialmente l'ambientazione di Ed, che con qualche modifica è quella che giochiamo ancora oggi dopo tre decenni. Percorrere le vie di Toril e trovarsi ad incontrare i personaggi con cui il gruppo di Ed sta ancora giocando è straordinario, il saggio Elminster ed i cavalieri di Myth Drannor sono il cuore dei Reami, la materia di cui sono fatte le leggende.

Abeir-toril, che significa "culla della vita" in linguaggio arcaico, è il mondo su cui si svolgono le vicende dei Reami. Comunemente chiamato Toril, e' un pianeta simile alla nostra Terra, su cui sono presenti vari continenti: Faerun, Kara-Tur, Zakhara, Maztica. Intorno a Toril orbita una singola luna, Selune, che è seguita nel suo percorso da una serie di piccoli corpi celesti chiamati le lacrime di Selune. Ci sono altri pianeti visibili nel cielo di Toril, ma il loro studio è devoluto ai saggi e non forma materia di conoscenza comune, così come le misteriose stelle e costellazioni che punteggiano la volta celeste.
Per una approfondita conoscenza dell'ambientazione vi rimandiamo al materiale pubblicato (Forgotten Realms Campaign Setting) e daremo qui qualche accenno.

  • FAERUN - E' il continente che ospita la grande maggioranza delle avventure dei Reami. E' largamente popolato ed offre grande varietà di paesaggi e climi, intrighi e nazioni e ovviamente magia e mistero. E' il luogo di cui parleremo più ampiamente in queste pagine.
  • KARA-TUR - E' una terra mistica all'estremità orientale di Toril, molto differente da Faerun, su cui sono nate le più incredibili leggende di abitanti capaci di compiere imprese straordinarie senza l'uso della magia, di creature fantastiche di grande potere e grandi ricchezze o misteriosi artefatti.
  • MAZTICA - Chiamato dai suoi abitanti "il mondo vero", questo continente è stato recentemente rivelato da alcuni esploratori che hanno attraversato il mare sconfinato ad ovest dei lidi di Faerun. E' una terra selvaggia ed incontaminata, con vaste giungle e fitte foreste, abitata da forti guerrieri in possesso di grandi quantità di ricchezze.
  • ZAKHARA - All'estremo sud di Toril, questo continente è prevalentemente desertico, abitato da tribù nomadi e grandi città stato, con governi potenti, altamente civilizzati ed avanzati culturalmente. Nelle sue roventi distese esistono potenti artefatti magici ed imperi scomparsi, sepolti da rocce e sabbia.